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Polesìa (51 poeti per la democrazia)

Bologna in Lettere presenta

Polesìa (51 poeti per la democrazia) Un evento a cura di Andrea Donaera

Con: Ferdinando Tricarico, Viola Amarelli, Eugenio Lucrezia, Costanzo Ioni, Luca Ariano, Enzo Campi

Presentazione del numero 4 della Rivista “Trivio” (Oèdipus Edizioni)
Il numero è incentrato su un’antologia di poeti italiani sul tema della democrazia curata da Ferdinando Tricarico, con contributi teorici di Antonio Pietropaoli, Francesco Muzzioli, Ferdinando Tricarico, Giso Amendola

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Lanciare il sasso nello stagno del disincanto politico, pur es­sendo, nell’era della globalizzazione finanziaria, la crisi della de­mocrazia ed il tentativo di rigenerarla, questione cruciale per il vi­vere civile, non è stato facile. Dubbi sul convocare i poeti in modo così esplicito a dire in versi ciò che è ostico inquadrare a sociologi, filosofi e politologi, dubbi sulle antologie tematiche come antido­to all’impossibilità di quelle per autori o per tendenza, dubbi sulla possibilità di selezionare testi molto differenti per modi e forme mantenendo una qualche coralità. Eppure, l’effetto straniante e qualche volta disturbante dei miei inviti, (qualche rifiuto per de­lusione da militanza, insospettati timori di adeguatezza, eccessi di aspettativa in senso positivo o negativo) mi hanno convinto, già in corso d’opera, sempre di più, della necessità di insistere nel sim­posio poetico. […] Sono tante, invece, le strutture formali adottate: l’apologo, la fiabetta, la ballata, il dialogo, la riscrittura, il monologo, il cut up, il sonetto, la canzone, la prosa poetica, il frammento, la sequenza seriale, la filastrocca, le tante possibilità della tradizione e delle avanguardie più recenti di manipolare la plastica e malleabile lingua lettera­ria italiana. Non mi dilungo su cose finemente commentate da Francesco Muzzioli e Giso Amendola in pre e post-fazione, ma si legge chiaramente, che agli autori, la crisi della rappresentanza appare definitiva, al meglio si indicano ipotesi di partecipazione diretta come uscita collettiva dalla crisi o ricerche di ambiti pic­coli e privati dove esprimere bisogni di uguaglianza e giustizia. In ogni caso, per conflitto, disillusione, negazione fino al nichili­smo, i poeti cercano l’inedito, comprendono il mutamento epo­cale, non abusano del passato quale ancoraggio ma navigano nel mare aperto oggidiano con le sue inquietanti oscurità. Infine, la lingua e la sintassi, davvero ci dicono della fine delle dicotomie novecentesche: canone e avanguardia, prosa e poesia, armonico e dissonante: senza doversi auto-etichettare, i versi si mostrano per quello che sono, non c’è ricerca spasmodica di spiegarsi, di dirsi altro, di chiudersi in casematte, non ce ne sono di bunker sicuri e i poeti democratici l’hanno capito. (Ferdinando Tricarico)

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